CAPITOLO TERZO
Sorseggiava il suo Queen Mary, placidamente seduta al tavolo dei Serpeverde,estraniata dal resto dei suoi compagni. Scost stancamente il giornale che le aveva consegnato la sua aquila.
SMENTITA LA NOTIZIA SULLA PRESUNTA SCOPERTA DEL QUARTIERE GENERALE DEI MANGIAMORTE: ERA UN VECCHIO PALAZZO BABBANO IN ROVINACredevano di scovarli cos facilmente?Neanche suo padre le aveva svelato la sua ubicazione. Quelli del Ministero erano un branco di incompetenti. Avanti di quel passo la sua stessa struttura si sarebbe sfaldata a poco a poco,sarebbero andati verso la rovina. E era ci che Voldemort voleva.
Freya mescol il caff con il cucchiaino,posizion il dorso della mano sotto il mento,e le appiccic il suo sguardo malizioso addosso:
-Nessun risvolto piccante con Chris?
Vivian inarc un sopracciglio.
-Come?-fece finta di non capire.
Freya spalanc i suoi occhi di ossidiana,meravigliata.
-Spezzerai il fidanzamento?
La strega assent.
-Oh.- pareva dispiaciuta,comunque non demorse- Mi sembravate una coppia che poteva funzionare,lui un tipo a posto,proprio quello che ti ci vuole per dimenticare
-Morditi la lingua,tesoro.- la gel.
Freya si mangiucchi ununghia. Non si faceva intimorire dalle risposte brusche che a volte Vivian le riservava,ma era al corrente di quanto fosse delicato il solo menzionare largomento ragazzi con lei. Quindi,decise di tagliarsi una fetta di torta di mele e di accondiscendere tacitamente alla volont dellamica.
Il tintinnio di un cucchiaino dargento sulla fine coppa di cristallo colma di idromele richiam lattenzione delle insonnolite tavolate. Silente era in piedi,dietro alla tavola degli insegnanti.
- Miei cari studenti, ho ritenuto che la sicurezza non sia mai abbastanza. Di conseguenza, ho invitato gentilmente qui nella nostra scuola una nuova unit di Auror- un nutrito gruppo di persone con larghi mantelli blu notte si mostr alla sala-Sono, inoltre, fiero di comunicarvi che al comando di questi vostri protettori c un allievo che uscito soltanto tre anni fa da Hogwarts,tra laltro con i migliori voti in Difesa contro le Arti Oscure e Incantesimi,nonch superbo portiere dei Falmouth Falcons e un tempo dei Grifondoro.- gli Auror lo spintonarono scherzando al centro del palco,dove stavano consumando la colazione i professori e lei lo vide: alto, cresciuto, un uomo rispetto al ragazzo esuberante ed esageratamente focoso che aveva lasciato Hogwarts.
- Oliver Wood!
La sala fu uno scoppio di applausi,soprattutto da parte degli scolari pi anziani che ricordavano la nomea di Oliver.
Lui sorrise,lievemente impacciato e fu in quellistante che i loro occhi vennero in contatto e quello che lei percep le provoc un battito in meno. I suoi occhi,i suoi dolci occhi nocciola,erano pervasi da un rancore abissale e da unostilit indescrivibileed erano diretti verso di lei. Lui distolse lo sguardo,sprezzante.
Perch? Perch quellocchiata?Non doveva essere lei a comportarsi in tal modo?Avvamp e si tir improvvisamente su a sedere.
- Vivian!-esclam Freya,stralunata.
La ragazza non udiva lamica,ne si accorgeva di alcuni allievi che la stavano scrutando con interesse,attirati dal suo scatto inaspettato. Non poteva restare un attimo di troppo. Prese il suo fascio di libri e disparve allinterno di una pesante porta di quercia.
Oliver Wood.
Le sembrava ormai una memoria lontanaed adesso cosa era accaduto? Se lo era visto piombare tra capo e collo sul palco della Sala Grande con un sorrisone in faccia,manco fosse luomo pi felice della terra! Magari si era anche divertito a burlarsi di lei alle sue spalle,per quanto ne sapesse.
No,si doveva dare una calmata, il battito cardiaco aveva un ritmo spropositatamente veloce.
SPRANG,SBAM!
Si rannicchi su una poltrona,il salotto dei Serpeverde deserto. Non gli importava se qualcuno lavesse sbirciata in quello stato,era talmente immersa nei suoi turbinosi pensieri che non si sarebbe avveduta di eventuali spettatori indiscreti.
Quanti anni erano trascorsi da che aveva abbandonato il Quidditch in qualit di cercatrice?Due?Tre?Probabilmente tre. Dal momento in cui i Grifondoro avevano vinto la Coppa del Quidditch. Cerano state poche occasioni di sostituire il fratello in campo da quando aveva assunto il ruolo di primo cercatore della squadra, per ,in fondo, era sta unottima soluzione. A quellepoca trovarsi nella medesima partita con Oliver come avversario la faceva agitare,sudare le mani, causare delle leggere trafitture allo stomaco,e assumere un colorito che la rapportava ad un rosso peperone. Allinizio era una semplice cotta adolescenziale,o almeno lei cos pensava,che gradualmente si era rivelata un qualcosa di pi. Il problema era che nelle questioni amorose si dimostrava una timida e unimbranata cronica e la inorridiva la sola stesura di una lettera per il suo amato. Le pareva irraggiungibile il suo capitano,ma suo padre le aveva insegnato che per ottenere quello che si desidera bisogna essere disposti ad adoperare tutti i mezzi possibili. E lei lo fece. Entr in simpatia con delle ragazze della squadra dei leoni alati e nel giro di un paio di settimane era riuscita a farsi presentare Oliver Wood. Il loro rapporto non oltrepass i confini dellamicizia, la considerava nientaltro che una bambina,al massimo ragazzina, per Vivian aveva subodorato che,in alcune occasioni, tentava sempre di non sbilanciarsi il pi del dovuto,di rimanere ad una certa distanza da lei. Quando comprese che era amore, sfortunatamente era tardi. Lui era gi partito per Londra,terminato il settimo anno scolastico. Voleva essere accettato nei Falmouth Falcons e ce laveva fatta. Si erano promessi di scriversi ed in un primo tempo lafflusso di missive fu numeroso, per poi diradarsi ed infine smettere definitivamente.
Laveva odiato per questo e non solo: per averla trattata da mocciosa finch non se ne era trovato innamorato nel mentre in cui stava impacchettando le sue cose,per non averle donato speranze o parole di conforto sul loro futuro, per non averla illusa.
E adesso lo odiava ancora con maggior risentimento ed era costretta a provare un astio viscerale nei suoi confronti per quello sguardo di livore ingiustificato che le aveva rivolto nella Sala Grande e perchera un Auror. Dei,aveva sospeso la sua carriera sportiva per quello!
Incominciava gradatamente a rendersi conto del modo in cui la sua parziale indifferenza agli eventi stesse crollando.
Ripet mentalmente la parola.
Auror.
Fu colta dal panico. E se lui sospettava che fosse una Mangiamorte?
Questo avrebbe spiegato il suo atteggiamento. Eppureeppure Oliver non era persona da avere preconcetti sulla gente. Che cosa aveva innescato in lui quella reazione e cosa lo aveva spinto,in conclusiva, a schierarsi da una parte?Stava per essere promosso capitano nei Falmouth Falcons,per quale motivo aveva deviato il suo percorso,intraprendendone uno diverso?
Ma in definitiva ci di cui Vivian aveva pi timore era che presto pure lei sarebbe stata obbligata a mollare la sua proverbiale noncuranza agli avvenimenti. Un brivido le attravers la schiena.
Per la prima volta nella sua vita veniva situata davanti a un bivio. Niente sotterfugi o sentieri agevoli. Solamente lei e quelle due strade.
-A quanto sembra devo acquisire il tuo permesso per setacciare la casa dei Serpeverde.-la riport alla realt la voce diplomatica di Oliver alla sua sinistra. Silente non aveva esitato nel sguinzagliarli immediatamente.
Lei tent concitatamente di ricomporsi,accavallando le sottili e tornite gambe che la gonna a pieghe della divisa lasciava intravedere e squadrandolo con il cipiglio di sfida che era il cavallo di battaglia dei Malfoy da generazioni.
-Non hai lautorizzazione del preside?
-S,ma non posso presentarmi dimprovviso ,terrorizzando i cari membri di questa casa. Devi dirmi tu lorario di riferimento in cui il dormitorio e la sala comune sono vuoti.
-Non ti pare vagamente di ripeterti?-gli chiese con una vena di irritazione.
-Scusa?
-Intendo il presentarti allimprovviso. Gi fatto,grazie.- gli chiar stizzosamente.
-Non sono qui per ascoltare le tue battutine velenose.
-E allora fuori di qui!-rugg,irata.
Lui irruppe in una risata.
-Dovresti piantarla di atteggiarti ad una principessa a cui tutto dovuto e che considera Hogwarts come un suo secondo castello!-la rimprover,spietato.
Lei divenne verde di bile. Perch,per quale ragione riusciva a tastare i suoi nervi pi sensibili? Lei che reputava di aver reso dellautocontrollo unistituzione. La mandava letteralmente in bestia.
-Se non esci subito da qui
- Che mi fai,eh? Mi scagli una Maledizione senza Perdono?
Che bambino. Certi uomini hanno proprio la crescita ritardata. Non gli era passato nemmeno per lanticamera del cervello che aveva ridotto a brandelli quel suo muscolo che ora batteva simile a un tamburo nel suo petto?
Evidentemente no.
-Venite nella fascia oraria tra le sette e mezza e le nove.- gli comunic sbrigativamente e si volt,il discorso per lei era chiuso.
Stava attendendo che lui se ne andasse e,invece, le pose a bruciapelo questa domanda,che lui giudicava retorica:
-Ti credi migliore di me,vero?
Essa rimase sospesa nellaria umida dei sotterranei,scottante per colei a cui era stata indirizzata.
Oliver non si aspettava una risposta e scomparve nel portale di ferro decorato con due grossi cobra intrecciati.
Delle lacrime bagnarono lacca argentata della divisa di Vivian.
Melanie stava rovistando tra le cianfrusaglie del suo vecchio cassettone.
Diamine,dovera?
Era sicura di averla riposta l.
Ah,pu darsiApr un cofanetto turchese. Eccola finalmente!
La estrasse delicatamente. Era una collana doro bianco sobria con un ciondolo alquanto insolito: rappresentava un giglio con una biscia attorcigliata allo stelo del fiore.
Melanie inforc gli occhiali che erano appesi al collo da una catenella dorata. Bizzarro. Molto bizzarro.
Quella collana la indossava Kathleen nel giorno in cui laveva scoperta nella brughiera,vicino Lands End. Era davvero strano che lavesse lei,una donna che giaceva piuttosto malridotta in mezzo ai cespugli derba. Era costosa ed esageratamente raffinata per una ragazza dai vestiti laceri e le unghie incrostate di terra.
Era priva di sensi,povera bambina,quando laveva notata,distesa su quei morbidi cuscini erbosi,il viso esausto. Allorch si era svegliata in ospedale lanziana signora le aveva raccontato che laveva raccolta per strada. Non sapeva la causa per cui laveva fatto. Forse perch la sua identit era sconosciuta,non si possedeva alcuna fotografia,documento su di lei oppure, semplicemente,perch non aveva sperimentato la gioia di una figlia e suo marito Herbert era morto prematuramente.
Lavevano imbottita di farmaci,calmanti. Strillava fino a quasi farsi uscire lanima dal corpo. Frasi sconnesse su dei tizi chiamati Mangiamorte e cera un nome che ridiceva con ostinata insistenzaComera?
Accidenti alla vecchiaia.
Laveva farfugliato,estenuata,cos spesso.
Il suo,al contrario,non se lo ricordava. Il medico della clinica le aveva riferito che gli venivano in mente degli episodi specifici del passato e modestamente reputavano che anche in quel caso si trattasse di vaneggiamenti.
Le suggerirono lospedale psichiatrico. Melanie si rifiut; nonostante questo la informarono che se voleva riabilitarla non esistevano maniere differenti. Lei,onestamente, non pensava a cosa ci fosse di peggio per una persona spaurita e che versava in una condizione pietosa come Kathleen di quel posto dimenticato da Dio.
Si tocc il crocefissetto in legno che pendeva dal collo.
Un luogo straziante e opprimente da togliere il respiro. L provarono a convincere Kathleen che quelle che la sua testa le mostrava erano menzogne, elaborate per scappare dalla realt della vita. I maghi proliferavano soltanto nella carta di qualche libro per bambini e le sue erano fantasticherie ben studiate.
Melanie guardava i dottori con la fronte corrugata e profondamente impressionata dalle occhiate imploranti della sua protetta.
Fu lei a rassegnarsi. Pu darsi per il fatto che aveva capito che non avrebbe infilato il naso fuori da l unicamente quando avrebbe ammesso di soffrire di una sorta di schizofrenia.
Riconobbe di essersi inventata tutto e per i motivi che soddisfacevano la diagnosi dei medici.
Da quellattimo represse una parte di lei,che mano a mano si spense definitivamente. E il suo sguardo cambi,divenendo velato e malinconico. Aveva addormentato il suo lato combattivo, quello che saltuariamente morsicava le braccia degli inservienti nelle sue crisi pi acute,durante le quali gridava<Devo tornare,devo tornare!>,quello che le consentiva di tenerla salda sulle sue posizioni allorch gli specialisti volevano persuaderla dal mantenerle.
Quella che Melanie aveva imparato a conoscere non era la vera Kathleen. Per accettare quella situazione si era completamente autoannullata. Non era giusto,ma daltronde come si sarebbe dovuta comportare?
Laveva chiamata Kathleen di comune accordo con lei. Aveva un suono melodico,e secondo la sua opinione,ottimo per ricominciare una nuova esistenza che sarebbe stata,lei ci metteva la mano sul fuoco,migliore della precedente.
Prese uno straccio che aveva depositato sopra al cassettone e lucid con cautela il ciondolo.
Lanci un gridolino e gett sul pavimento la collana.
Quel medaglione era stato sul punto di arrostirgli un dito.
- Mel? C qualcosa che non va?- Kathleen si affacci alla porta della camera da letto dellanziana,in apprensione.
- No,ci vuole un po di acqua fredda,ecco tutto,Kathy.
La donna si accorse della collana sul parquet.
La vecchia non fece in fretta a riafferrarlo che lei lo aveva gi nel palmo della mano.
- Cos?
-Oh,una sciocchezza,cara,che mi regal mio marito Herbert allepoca del nostro fidanzamento.- sorrise,simulando un tono schietto.
- Mi sembra familiare-lo stava contemplando,nello sforzo di rimembrare dove lo avesse visto.
Melanie si accorse con orrore che bench scintillasse ancora di luce propria, il ciondolo non bruciava affatto Kathleen.
- Te lo regalo.
- Ma te lha dato- protest.
- Credo che sia pi adatto a tee chiss che un giorno non ti ritorni utile?- ipotizz.
Lei ristette per qualche secondo,perplessa; in seguito la ringrazi e scese nel salotto del piano terra.
Melanie si sciacqu il dito incriminato nel lavandino dellangusto bagno azzurro della sua camera.
E se non fossero state delle menzogne quelle sulla magia?
Gli oggetti presenti nella sua stanza vorticavano senza sosta.
No,non doveva nuovamente svenire.
Se fosse successo,non se lo sarebbe perdonato.
Afferr spasmodicamente lo spigolo del tavolo. NON cedere.
Lo spalancarsi della porta la fece sobbalzare. Riserv unocchiata rabbiosa allintruso,non le importava chi fosse
- Narcissa?
Nellentrata si ergeva una giovane altera,i biondi capelli sciolti sulle spalle,con alcune ciocche imbrigliate in trecce occasionali. Evit di scrutare i suoi occhi. Il rischio era che potesse tradirsi.
Narcissa avanz verso di lei con un vassoio completo di una caraffa dacqua,delle fette di pane burroso e un piatto di roast-beef,poggiandolo su un tavolinetto da t.
Si sedette sul letto e incroci le braccia.
- E una settimana che ti dai malata e tre giorni che non mangi nulla.
Aveva esordito pacatamente,per la conosceva troppo bene, quella non era uninnocua constatazione. Aveva fiutato qualche cosa,non era una donna stupida. Si risolse in ogni caso di continuare con la sua copertura.
- Disturbi di stomaco.- spieg, perseverando nel fissare un punto imprecisato del pavimento.
- Vuoi che rida? Non sei divertente. Non ti reggi in piedi e fai del sarcasmo?- lapostrof con inattesa crudezza.
Narcissa proiett le sue iridi zaffiro sul viso pallido dellaltra,osserv lo smeraldo dei suoi occhi. Si fissarono per un singolo minuto,ma bast per confermare i sospetti delamica.
Era sconvolta. Perch non glielaveva detto? Lavrebbe potuta aiutare ad abortireSospir.
-Da quando dura?
Lei sussurr,riluttante:
-Pi di due mesi.
-Due mesi?-rise,isterica-E per quanto me lavresti tenuto nascosto?
La donna si guard intorno, accorta, ignorando il quesito.
- C dellaltro? Perch c,giusto?-la squadr,incredula.
Lei le diede le spalle,fingendo di essere interessata al paesaggio che si ammirava dal finestrone.
-No,solo questo.
S,davvero non le aveva confidato tutto. Non sarebbe finita l. Comunque, adesso quello che langustiava oltre misura era la questione del bambino: doveva prendere le redini della faccenda. Era suo il compito di confondere le carte,far s che nessuno dei loro compagni indagasse sulla causa dei malesseri della sua amica, specialmente luomo di questultima. Quello rappresentava lestremo pericolo,decret raggelando in una fitta di terrore.
Narcissa scivol accanto alla donna e la costrinse a guardarla negli occhi,stringendole le mani nelle sue.
- Promettimi che mangerai.- la preg- O lo perderai questo bambino.
- Io- le si spezz la voce. Era stufa,stremata dallostentare quella sicurezza che in verit non possedeva. Era fragile,simile a cristallo. Quel bambino non si sarebbe dovuto formareno,no,che andava a pensare?Per gli Dei, ogni giorno si chiedeva se quello non fosse niente di meno che un incubo e lei si sarebbe destata tra qualche istante per scoprire con sollievo che lui dormiva vicino a lei,sereno,la vita che nasceva nel suo grembo soltanto una sensazione distorta. Invece la realt era pi cupa di un normale incubo e la stava divorando inesorabilmente,distruggendo quello che era e ci in cui credeva.
E si sent in colpa.
Perch non aveva descritto a una delle sue migliori amiche in che modo stavano sul serio le cose. Non glielavrebbe potuto dire,infatti molto presto non lavrebbe pi rivista.
O Merlino,per quale motivo si erano spinti sino a quel punto? Il cambiamento radicale era imminente,dopodich lei non avrebbe potuto fare dietro-front.
Il suo pensiero and a lui.
Laveva amato con trasporto, era stata la prima a seguirlo e sarebbe stata la prima a fregarlo.
Pianse,vers lacrime fino allo sfinimento,rovinando la veste di broccato di Narcissa.
Si era consegnata al nemico e aveva decretato la loro sconfitta.
Il tradimento un insignificante biscia che si annida in ciascun essere umano e vi rimane latente sino allistante in cui qualche pulsione esterna o sconvolgimento interno lo risveglia. Allora la biscia dapprima muta impercettibilmente,in seguito repentinamente in un serpente a sonagli dalle fauci affilate e la velenosa lingua biforcuta,pronto a mordere quando meno te lo immagini.
Ti coglie impreparato, ciononostante devi farci i conti. Non esiste un qualche antidoto che contrasti il suo veleno che paralizza lentamente gli apparati del tuo organismo. La paura si diffonde; in un certo senso come se un po tutti ne fossero contagiati.
A quel punto che fai?
Si sentiva incorporeo, tipo se vedesse la scena dallalto e si autoassicurasse di essere in un sogno.
La lettera era nelle sue mani,anche se non la percepiva al tatto per quanto era costernato e scioccato.
Il tempo scorreva pigramente, a rallenty.
Caro Amore mio,
me ne sono andata. Questa una guerra inutile e voglio metterci la parola basta. Non si pu pretendere di ricostruire un sistema se le persone che ne fanno parte non cambiano. Non cercarmi.
Una stilettata nel petto.
La ferita che gli aveva provocato si stava rivelando di una penosit di gran lunga insostenibile rispetto a una fisica.
La lettera non laveva scritta lei,era stata confezionata da diverso pugno,tuttavia,se possibile,lo addolorava maggiormente. Testimoniava che la sua donna non era capace di affrontarlo faccia a faccia. Perch laveva tradito? Qual era stato quel meccanismo che aveva dato il via in lei a una tale risoluzione?
Ridusse in frammenti la carta da lettere.
me ne sono andata
Chi volevano prendere in giro?
Chiss in quale modo quegli uccelli di fuoco lavevano ammaliata? Non era una che scendeva con facilit al compromesso.
No,ci doveva essere una giustificazione di fondo. Era una persona che si scoraggiava raramente.
Cera qualche affare di cui non era al corrente?
Laveva guardata avviarsi nellatrio del quartier generale insieme agli altri,dedicandogli un sorriso. Non il consueto,delizioso sorriso,ma uno pieno di amarezza.
Capeggiava due squadre quella sera e le avrebbe condotte incontro alla morte o Azkaban. E lui era l,impotente,non era in grado di muovere un muscolo.
Chi le aveva fatto questo?
Chi laveva persuasa a passare alla linea avversaria?
CHI?
Sent che sarebbe impazzito se non avesse saputo le ragioni per le quali lei si era affidata alla parte avversa.
Doveva trovarla.
Era imperativo.
Sorseggiava il suo Queen Mary, placidamente seduta al tavolo dei Serpeverde,estraniata dal resto dei suoi compagni. Scost stancamente il giornale che le aveva consegnato la sua aquila.
SMENTITA LA NOTIZIA SULLA PRESUNTA SCOPERTA DEL QUARTIERE GENERALE DEI MANGIAMORTE: ERA UN VECCHIO PALAZZO BABBANO IN ROVINACredevano di scovarli cos facilmente?Neanche suo padre le aveva svelato la sua ubicazione. Quelli del Ministero erano un branco di incompetenti. Avanti di quel passo la sua stessa struttura si sarebbe sfaldata a poco a poco,sarebbero andati verso la rovina. E era ci che Voldemort voleva.
Freya mescol il caff con il cucchiaino,posizion il dorso della mano sotto il mento,e le appiccic il suo sguardo malizioso addosso:
-Nessun risvolto piccante con Chris?
Vivian inarc un sopracciglio.
-Come?-fece finta di non capire.
Freya spalanc i suoi occhi di ossidiana,meravigliata.
-Spezzerai il fidanzamento?
La strega assent.
-Oh.- pareva dispiaciuta,comunque non demorse- Mi sembravate una coppia che poteva funzionare,lui un tipo a posto,proprio quello che ti ci vuole per dimenticare
-Morditi la lingua,tesoro.- la gel.
Freya si mangiucchi ununghia. Non si faceva intimorire dalle risposte brusche che a volte Vivian le riservava,ma era al corrente di quanto fosse delicato il solo menzionare largomento ragazzi con lei. Quindi,decise di tagliarsi una fetta di torta di mele e di accondiscendere tacitamente alla volont dellamica.
Il tintinnio di un cucchiaino dargento sulla fine coppa di cristallo colma di idromele richiam lattenzione delle insonnolite tavolate. Silente era in piedi,dietro alla tavola degli insegnanti.
- Miei cari studenti, ho ritenuto che la sicurezza non sia mai abbastanza. Di conseguenza, ho invitato gentilmente qui nella nostra scuola una nuova unit di Auror- un nutrito gruppo di persone con larghi mantelli blu notte si mostr alla sala-Sono, inoltre, fiero di comunicarvi che al comando di questi vostri protettori c un allievo che uscito soltanto tre anni fa da Hogwarts,tra laltro con i migliori voti in Difesa contro le Arti Oscure e Incantesimi,nonch superbo portiere dei Falmouth Falcons e un tempo dei Grifondoro.- gli Auror lo spintonarono scherzando al centro del palco,dove stavano consumando la colazione i professori e lei lo vide: alto, cresciuto, un uomo rispetto al ragazzo esuberante ed esageratamente focoso che aveva lasciato Hogwarts.
- Oliver Wood!
La sala fu uno scoppio di applausi,soprattutto da parte degli scolari pi anziani che ricordavano la nomea di Oliver.
Lui sorrise,lievemente impacciato e fu in quellistante che i loro occhi vennero in contatto e quello che lei percep le provoc un battito in meno. I suoi occhi,i suoi dolci occhi nocciola,erano pervasi da un rancore abissale e da unostilit indescrivibileed erano diretti verso di lei. Lui distolse lo sguardo,sprezzante.
Perch? Perch quellocchiata?Non doveva essere lei a comportarsi in tal modo?Avvamp e si tir improvvisamente su a sedere.
- Vivian!-esclam Freya,stralunata.
La ragazza non udiva lamica,ne si accorgeva di alcuni allievi che la stavano scrutando con interesse,attirati dal suo scatto inaspettato. Non poteva restare un attimo di troppo. Prese il suo fascio di libri e disparve allinterno di una pesante porta di quercia.
Oliver Wood.
Le sembrava ormai una memoria lontanaed adesso cosa era accaduto? Se lo era visto piombare tra capo e collo sul palco della Sala Grande con un sorrisone in faccia,manco fosse luomo pi felice della terra! Magari si era anche divertito a burlarsi di lei alle sue spalle,per quanto ne sapesse.
No,si doveva dare una calmata, il battito cardiaco aveva un ritmo spropositatamente veloce.
SPRANG,SBAM!
Si rannicchi su una poltrona,il salotto dei Serpeverde deserto. Non gli importava se qualcuno lavesse sbirciata in quello stato,era talmente immersa nei suoi turbinosi pensieri che non si sarebbe avveduta di eventuali spettatori indiscreti.
Quanti anni erano trascorsi da che aveva abbandonato il Quidditch in qualit di cercatrice?Due?Tre?Probabilmente tre. Dal momento in cui i Grifondoro avevano vinto la Coppa del Quidditch. Cerano state poche occasioni di sostituire il fratello in campo da quando aveva assunto il ruolo di primo cercatore della squadra, per ,in fondo, era sta unottima soluzione. A quellepoca trovarsi nella medesima partita con Oliver come avversario la faceva agitare,sudare le mani, causare delle leggere trafitture allo stomaco,e assumere un colorito che la rapportava ad un rosso peperone. Allinizio era una semplice cotta adolescenziale,o almeno lei cos pensava,che gradualmente si era rivelata un qualcosa di pi. Il problema era che nelle questioni amorose si dimostrava una timida e unimbranata cronica e la inorridiva la sola stesura di una lettera per il suo amato. Le pareva irraggiungibile il suo capitano,ma suo padre le aveva insegnato che per ottenere quello che si desidera bisogna essere disposti ad adoperare tutti i mezzi possibili. E lei lo fece. Entr in simpatia con delle ragazze della squadra dei leoni alati e nel giro di un paio di settimane era riuscita a farsi presentare Oliver Wood. Il loro rapporto non oltrepass i confini dellamicizia, la considerava nientaltro che una bambina,al massimo ragazzina, per Vivian aveva subodorato che,in alcune occasioni, tentava sempre di non sbilanciarsi il pi del dovuto,di rimanere ad una certa distanza da lei. Quando comprese che era amore, sfortunatamente era tardi. Lui era gi partito per Londra,terminato il settimo anno scolastico. Voleva essere accettato nei Falmouth Falcons e ce laveva fatta. Si erano promessi di scriversi ed in un primo tempo lafflusso di missive fu numeroso, per poi diradarsi ed infine smettere definitivamente.
Laveva odiato per questo e non solo: per averla trattata da mocciosa finch non se ne era trovato innamorato nel mentre in cui stava impacchettando le sue cose,per non averle donato speranze o parole di conforto sul loro futuro, per non averla illusa.
E adesso lo odiava ancora con maggior risentimento ed era costretta a provare un astio viscerale nei suoi confronti per quello sguardo di livore ingiustificato che le aveva rivolto nella Sala Grande e perchera un Auror. Dei,aveva sospeso la sua carriera sportiva per quello!
Incominciava gradatamente a rendersi conto del modo in cui la sua parziale indifferenza agli eventi stesse crollando.
Ripet mentalmente la parola.
Auror.
Fu colta dal panico. E se lui sospettava che fosse una Mangiamorte?
Questo avrebbe spiegato il suo atteggiamento. Eppureeppure Oliver non era persona da avere preconcetti sulla gente. Che cosa aveva innescato in lui quella reazione e cosa lo aveva spinto,in conclusiva, a schierarsi da una parte?Stava per essere promosso capitano nei Falmouth Falcons,per quale motivo aveva deviato il suo percorso,intraprendendone uno diverso?
Ma in definitiva ci di cui Vivian aveva pi timore era che presto pure lei sarebbe stata obbligata a mollare la sua proverbiale noncuranza agli avvenimenti. Un brivido le attravers la schiena.
Per la prima volta nella sua vita veniva situata davanti a un bivio. Niente sotterfugi o sentieri agevoli. Solamente lei e quelle due strade.
-A quanto sembra devo acquisire il tuo permesso per setacciare la casa dei Serpeverde.-la riport alla realt la voce diplomatica di Oliver alla sua sinistra. Silente non aveva esitato nel sguinzagliarli immediatamente.
Lei tent concitatamente di ricomporsi,accavallando le sottili e tornite gambe che la gonna a pieghe della divisa lasciava intravedere e squadrandolo con il cipiglio di sfida che era il cavallo di battaglia dei Malfoy da generazioni.
-Non hai lautorizzazione del preside?
-S,ma non posso presentarmi dimprovviso ,terrorizzando i cari membri di questa casa. Devi dirmi tu lorario di riferimento in cui il dormitorio e la sala comune sono vuoti.
-Non ti pare vagamente di ripeterti?-gli chiese con una vena di irritazione.
-Scusa?
-Intendo il presentarti allimprovviso. Gi fatto,grazie.- gli chiar stizzosamente.
-Non sono qui per ascoltare le tue battutine velenose.
-E allora fuori di qui!-rugg,irata.
Lui irruppe in una risata.
-Dovresti piantarla di atteggiarti ad una principessa a cui tutto dovuto e che considera Hogwarts come un suo secondo castello!-la rimprover,spietato.
Lei divenne verde di bile. Perch,per quale ragione riusciva a tastare i suoi nervi pi sensibili? Lei che reputava di aver reso dellautocontrollo unistituzione. La mandava letteralmente in bestia.
-Se non esci subito da qui
- Che mi fai,eh? Mi scagli una Maledizione senza Perdono?
Che bambino. Certi uomini hanno proprio la crescita ritardata. Non gli era passato nemmeno per lanticamera del cervello che aveva ridotto a brandelli quel suo muscolo che ora batteva simile a un tamburo nel suo petto?
Evidentemente no.
-Venite nella fascia oraria tra le sette e mezza e le nove.- gli comunic sbrigativamente e si volt,il discorso per lei era chiuso.
Stava attendendo che lui se ne andasse e,invece, le pose a bruciapelo questa domanda,che lui giudicava retorica:
-Ti credi migliore di me,vero?
Essa rimase sospesa nellaria umida dei sotterranei,scottante per colei a cui era stata indirizzata.
Oliver non si aspettava una risposta e scomparve nel portale di ferro decorato con due grossi cobra intrecciati.
Delle lacrime bagnarono lacca argentata della divisa di Vivian.
Melanie stava rovistando tra le cianfrusaglie del suo vecchio cassettone.
Diamine,dovera?
Era sicura di averla riposta l.
Ah,pu darsiApr un cofanetto turchese. Eccola finalmente!
La estrasse delicatamente. Era una collana doro bianco sobria con un ciondolo alquanto insolito: rappresentava un giglio con una biscia attorcigliata allo stelo del fiore.
Melanie inforc gli occhiali che erano appesi al collo da una catenella dorata. Bizzarro. Molto bizzarro.
Quella collana la indossava Kathleen nel giorno in cui laveva scoperta nella brughiera,vicino Lands End. Era davvero strano che lavesse lei,una donna che giaceva piuttosto malridotta in mezzo ai cespugli derba. Era costosa ed esageratamente raffinata per una ragazza dai vestiti laceri e le unghie incrostate di terra.
Era priva di sensi,povera bambina,quando laveva notata,distesa su quei morbidi cuscini erbosi,il viso esausto. Allorch si era svegliata in ospedale lanziana signora le aveva raccontato che laveva raccolta per strada. Non sapeva la causa per cui laveva fatto. Forse perch la sua identit era sconosciuta,non si possedeva alcuna fotografia,documento su di lei oppure, semplicemente,perch non aveva sperimentato la gioia di una figlia e suo marito Herbert era morto prematuramente.
Lavevano imbottita di farmaci,calmanti. Strillava fino a quasi farsi uscire lanima dal corpo. Frasi sconnesse su dei tizi chiamati Mangiamorte e cera un nome che ridiceva con ostinata insistenzaComera?
Accidenti alla vecchiaia.
Laveva farfugliato,estenuata,cos spesso.
Il suo,al contrario,non se lo ricordava. Il medico della clinica le aveva riferito che gli venivano in mente degli episodi specifici del passato e modestamente reputavano che anche in quel caso si trattasse di vaneggiamenti.
Le suggerirono lospedale psichiatrico. Melanie si rifiut; nonostante questo la informarono che se voleva riabilitarla non esistevano maniere differenti. Lei,onestamente, non pensava a cosa ci fosse di peggio per una persona spaurita e che versava in una condizione pietosa come Kathleen di quel posto dimenticato da Dio.
Si tocc il crocefissetto in legno che pendeva dal collo.
Un luogo straziante e opprimente da togliere il respiro. L provarono a convincere Kathleen che quelle che la sua testa le mostrava erano menzogne, elaborate per scappare dalla realt della vita. I maghi proliferavano soltanto nella carta di qualche libro per bambini e le sue erano fantasticherie ben studiate.
Melanie guardava i dottori con la fronte corrugata e profondamente impressionata dalle occhiate imploranti della sua protetta.
Fu lei a rassegnarsi. Pu darsi per il fatto che aveva capito che non avrebbe infilato il naso fuori da l unicamente quando avrebbe ammesso di soffrire di una sorta di schizofrenia.
Riconobbe di essersi inventata tutto e per i motivi che soddisfacevano la diagnosi dei medici.
Da quellattimo represse una parte di lei,che mano a mano si spense definitivamente. E il suo sguardo cambi,divenendo velato e malinconico. Aveva addormentato il suo lato combattivo, quello che saltuariamente morsicava le braccia degli inservienti nelle sue crisi pi acute,durante le quali gridava<Devo tornare,devo tornare!>,quello che le consentiva di tenerla salda sulle sue posizioni allorch gli specialisti volevano persuaderla dal mantenerle.
Quella che Melanie aveva imparato a conoscere non era la vera Kathleen. Per accettare quella situazione si era completamente autoannullata. Non era giusto,ma daltronde come si sarebbe dovuta comportare?
Laveva chiamata Kathleen di comune accordo con lei. Aveva un suono melodico,e secondo la sua opinione,ottimo per ricominciare una nuova esistenza che sarebbe stata,lei ci metteva la mano sul fuoco,migliore della precedente.
Prese uno straccio che aveva depositato sopra al cassettone e lucid con cautela il ciondolo.
Lanci un gridolino e gett sul pavimento la collana.
Quel medaglione era stato sul punto di arrostirgli un dito.
- Mel? C qualcosa che non va?- Kathleen si affacci alla porta della camera da letto dellanziana,in apprensione.
- No,ci vuole un po di acqua fredda,ecco tutto,Kathy.
La donna si accorse della collana sul parquet.
La vecchia non fece in fretta a riafferrarlo che lei lo aveva gi nel palmo della mano.
- Cos?
-Oh,una sciocchezza,cara,che mi regal mio marito Herbert allepoca del nostro fidanzamento.- sorrise,simulando un tono schietto.
- Mi sembra familiare-lo stava contemplando,nello sforzo di rimembrare dove lo avesse visto.
Melanie si accorse con orrore che bench scintillasse ancora di luce propria, il ciondolo non bruciava affatto Kathleen.
- Te lo regalo.
- Ma te lha dato- protest.
- Credo che sia pi adatto a tee chiss che un giorno non ti ritorni utile?- ipotizz.
Lei ristette per qualche secondo,perplessa; in seguito la ringrazi e scese nel salotto del piano terra.
Melanie si sciacqu il dito incriminato nel lavandino dellangusto bagno azzurro della sua camera.
E se non fossero state delle menzogne quelle sulla magia?
Gli oggetti presenti nella sua stanza vorticavano senza sosta.
No,non doveva nuovamente svenire.
Se fosse successo,non se lo sarebbe perdonato.
Afferr spasmodicamente lo spigolo del tavolo. NON cedere.
Lo spalancarsi della porta la fece sobbalzare. Riserv unocchiata rabbiosa allintruso,non le importava chi fosse
- Narcissa?
Nellentrata si ergeva una giovane altera,i biondi capelli sciolti sulle spalle,con alcune ciocche imbrigliate in trecce occasionali. Evit di scrutare i suoi occhi. Il rischio era che potesse tradirsi.
Narcissa avanz verso di lei con un vassoio completo di una caraffa dacqua,delle fette di pane burroso e un piatto di roast-beef,poggiandolo su un tavolinetto da t.
Si sedette sul letto e incroci le braccia.
- E una settimana che ti dai malata e tre giorni che non mangi nulla.
Aveva esordito pacatamente,per la conosceva troppo bene, quella non era uninnocua constatazione. Aveva fiutato qualche cosa,non era una donna stupida. Si risolse in ogni caso di continuare con la sua copertura.
- Disturbi di stomaco.- spieg, perseverando nel fissare un punto imprecisato del pavimento.
- Vuoi che rida? Non sei divertente. Non ti reggi in piedi e fai del sarcasmo?- lapostrof con inattesa crudezza.
Narcissa proiett le sue iridi zaffiro sul viso pallido dellaltra,osserv lo smeraldo dei suoi occhi. Si fissarono per un singolo minuto,ma bast per confermare i sospetti delamica.
Era sconvolta. Perch non glielaveva detto? Lavrebbe potuta aiutare ad abortireSospir.
-Da quando dura?
Lei sussurr,riluttante:
-Pi di due mesi.
-Due mesi?-rise,isterica-E per quanto me lavresti tenuto nascosto?
La donna si guard intorno, accorta, ignorando il quesito.
- C dellaltro? Perch c,giusto?-la squadr,incredula.
Lei le diede le spalle,fingendo di essere interessata al paesaggio che si ammirava dal finestrone.
-No,solo questo.
S,davvero non le aveva confidato tutto. Non sarebbe finita l. Comunque, adesso quello che langustiava oltre misura era la questione del bambino: doveva prendere le redini della faccenda. Era suo il compito di confondere le carte,far s che nessuno dei loro compagni indagasse sulla causa dei malesseri della sua amica, specialmente luomo di questultima. Quello rappresentava lestremo pericolo,decret raggelando in una fitta di terrore.
Narcissa scivol accanto alla donna e la costrinse a guardarla negli occhi,stringendole le mani nelle sue.
- Promettimi che mangerai.- la preg- O lo perderai questo bambino.
- Io- le si spezz la voce. Era stufa,stremata dallostentare quella sicurezza che in verit non possedeva. Era fragile,simile a cristallo. Quel bambino non si sarebbe dovuto formareno,no,che andava a pensare?Per gli Dei, ogni giorno si chiedeva se quello non fosse niente di meno che un incubo e lei si sarebbe destata tra qualche istante per scoprire con sollievo che lui dormiva vicino a lei,sereno,la vita che nasceva nel suo grembo soltanto una sensazione distorta. Invece la realt era pi cupa di un normale incubo e la stava divorando inesorabilmente,distruggendo quello che era e ci in cui credeva.
E si sent in colpa.
Perch non aveva descritto a una delle sue migliori amiche in che modo stavano sul serio le cose. Non glielavrebbe potuto dire,infatti molto presto non lavrebbe pi rivista.
O Merlino,per quale motivo si erano spinti sino a quel punto? Il cambiamento radicale era imminente,dopodich lei non avrebbe potuto fare dietro-front.
Il suo pensiero and a lui.
Laveva amato con trasporto, era stata la prima a seguirlo e sarebbe stata la prima a fregarlo.
Pianse,vers lacrime fino allo sfinimento,rovinando la veste di broccato di Narcissa.
Si era consegnata al nemico e aveva decretato la loro sconfitta.
Il tradimento un insignificante biscia che si annida in ciascun essere umano e vi rimane latente sino allistante in cui qualche pulsione esterna o sconvolgimento interno lo risveglia. Allora la biscia dapprima muta impercettibilmente,in seguito repentinamente in un serpente a sonagli dalle fauci affilate e la velenosa lingua biforcuta,pronto a mordere quando meno te lo immagini.
Ti coglie impreparato, ciononostante devi farci i conti. Non esiste un qualche antidoto che contrasti il suo veleno che paralizza lentamente gli apparati del tuo organismo. La paura si diffonde; in un certo senso come se un po tutti ne fossero contagiati.
A quel punto che fai?
Si sentiva incorporeo, tipo se vedesse la scena dallalto e si autoassicurasse di essere in un sogno.
La lettera era nelle sue mani,anche se non la percepiva al tatto per quanto era costernato e scioccato.
Il tempo scorreva pigramente, a rallenty.
Caro Amore mio,
me ne sono andata. Questa una guerra inutile e voglio metterci la parola basta. Non si pu pretendere di ricostruire un sistema se le persone che ne fanno parte non cambiano. Non cercarmi.
Una stilettata nel petto.
La ferita che gli aveva provocato si stava rivelando di una penosit di gran lunga insostenibile rispetto a una fisica.
La lettera non laveva scritta lei,era stata confezionata da diverso pugno,tuttavia,se possibile,lo addolorava maggiormente. Testimoniava che la sua donna non era capace di affrontarlo faccia a faccia. Perch laveva tradito? Qual era stato quel meccanismo che aveva dato il via in lei a una tale risoluzione?
Ridusse in frammenti la carta da lettere.
me ne sono andata
Chi volevano prendere in giro?
Chiss in quale modo quegli uccelli di fuoco lavevano ammaliata? Non era una che scendeva con facilit al compromesso.
No,ci doveva essere una giustificazione di fondo. Era una persona che si scoraggiava raramente.
Cera qualche affare di cui non era al corrente?
Laveva guardata avviarsi nellatrio del quartier generale insieme agli altri,dedicandogli un sorriso. Non il consueto,delizioso sorriso,ma uno pieno di amarezza.
Capeggiava due squadre quella sera e le avrebbe condotte incontro alla morte o Azkaban. E lui era l,impotente,non era in grado di muovere un muscolo.
Chi le aveva fatto questo?
Chi laveva persuasa a passare alla linea avversaria?
CHI?
Sent che sarebbe impazzito se non avesse saputo le ragioni per le quali lei si era affidata alla parte avversa.
Doveva trovarla.
Era imperativo.
